Meglio andare a mare!

Mi alzo poco prima dell’alba, desideroso di fare un giro per il corso; una sciacquata di faccia, infradito, borraccia e via…

I negozi ancora chiusi. Qualche cliente si lamenta, un altro sbraita sulla panchina. Un gatto vaga in cerca di latte. Un operatore ecologico che spazza. Il campanile che svetta sulla piazza deserta.

L’aria fresca del mattino, tipica delle località balneari, allieta i miei sensi, e scorgo una vela bianca all’orizzonte; m’incammino lungo la riva che da S. Maria conduce a S. Marco. Circa un chilometro in completa solitudine. C’è un cane. Lo temo. Lui no, se ne frega. Ripenso alla chat notturna che ho avuto con l’amante di un mio amico, che non capiva e non capivo. Mi sovviene il volto di mia cugina che non vedo da vent’anni. Che spero di rivedere. Anzi, no. E poi, verso le dieci mi siedo a un tavolino di un bar, per un caffè e l’immancabile cornetto al cioccolato bianco.

Ormai le vie brulicano di gente, e passeggini, zaini sulle spalle, bevande gassate, canotti e quotidiani. Un senegalese mi vuole vendere un tamburello bongo, a 20 euro. Dico che è troppo. Mi sorride. E parliamo Come stai? Come vivi? Da quando sei in Italia? Gli chiedo. Non mi dire che in Senegal ridete sempre! Dai, non ci credo! E il tuo lavoro? Sono abituato, io; in Senegal, gli ambulanti, è normale. Non tutti, però. E la roba, dove la prendi? Roba nostra, di Africa. Fai una foto? No, mi licenziano.

Torno a casa, mia moglie dorme (!) e mia figlia pure. Scendo in spiaggia da solo.

Tanti ombrelloni. Abbronzatura. Tatuaggi. Occhiali da sole. Palloni. Niente cellulare. E comincio a giocare con la sabbia, a tirarla in acqua; a divertirmi da matto… Per sbaglio colpisco una donna grassoccia, distesa sul lettino… Stizza… e scuse, da parte mia. Poi faccio un castello. Non mi piace. Lo distruggo con l’asciugamani. Scavo due buche. Un pachistano in abito tradizionale che vende anelli e orecchini, non mi vede, e ci finisce dentro.

Allahu Akbar!

Un tunisino con teli e pareo ci prova con una settantenne.

Un marocchino vende granite; una bella nigeriana fa le trecce a una bambina: si siede dietro come una regina ed esegue il lavoro con meticolosa cura. Mi sorprende la sua manualità. Mi sarei fatto anch’io una treccia, se non avessi tagliato i capelli!

Ho caldo. Mi getto in acqua. Una nuotata… rigorosamente, a rana. Una botta di yoga sulla battigia… e ritorno a casa, affamato come un lupo di mare.

ANTONIO DI BARTOLOMEO

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