Favolandia. Le storie da stampare di Paolo Ansaldi

A cura di Marina Vicario

Paolo Ansaldi, ormai noto ai lettori di Favolandia, è un uomo che conosce bene la natura umana e animale.
Il futuro autore di una bellissima raccolta di racconti: “Schegge“, presto acquistabile nelle librerie e nell’e-store di Pluriversum Edizioni, ci invita alla lettura di un altro racconto che non solo allieterà grandi e piccini, in questi caldi pomeriggi estivi, ma porterà a una sicura riflessione sull’amicizia.

Jack & Lady

Chi non conosce la storia di Giulietta e Romeo? Beh… penso tutti! La storia che vi sto per raccontare ha molte similitudini con il romanzo di Shakespeare, solo che i personaggi sono animali. Quando mi ha raccontato il fatto, il mio amico, non volevo credere, ma davanti l’evidenza mi sono accorto che il mondo è davvero strano e gli animali sono pronti sempre a sorprenderci.

Il mio caro amico Giorgio è un impiegato single che ha scelto di trasferirsi dalla città nelle zone rurali limitrofe; ha scelto di abbandonare il suo grande attico di lusso nel centro e di abitare in una casetta piccola, con un bel giardinetto davanti l’ingresso. Da tempo desiderava andare a vivere in mezzo alla natura e stare a contatto con gli animali.
Solo appena due giorni dal trasferimenti, adottò un bastardino che crescendo si rivelò di taglia media grosso e lo battezzò Jack.
Jack è uno di quei cani poco avvezzi alla rissa e molto votati alla coccola; abbaia solo postino, quando consegna la posta, ma solo in segno di saluto e per ringraziarlo delle solite crocchette gustose che questi gli porta regolarmente.
Pur potendo stare in casa, quasi sempre se ne sta in giardino, sotto un albero d’ombra, a guardare la gente che passa o a dormire. Durante il fine settimana, fa la passeggiata con Giorgio, ma il più delle volte preferisce starsene a poltrire.
Un giorno, il mio amico notò che il cane non gli andava incontro quando tornava dal lavoro, come era solito fare. Incuriosito notò che Jack se ne stava con le zampe anteriori appoggiato alla staccionata, alta una ottantina di centimetri, intento a guardare nel giardino del vicino. Non ci badò più di tanto e stanco, entrò, si fece una doccia e poi cenò. Prima di accendere la Tv si sincerò che al cane non mancassero l’acqua e i croccantini. Chiamò Jack, ma rimase attaccato alla staccionata, senza spostarsi di un centimentro, come se non ci fosse nient’altro di ciò che stava guardando.

Sorpreso da tale comportamento, andò anche lui a guardare se c’era qualcosa che avesse attirato il cane. Non notò nulla di anormale e rientrò.

La storia si ripeté per parecchi giorni: Jack sempre attaccato alla staccionata e lui guardando non notava nulla di strano, solo la casa dei vicini e grandi distese di prati e campi di grano.

Poi, un giorno, si accorse che il cane era deperito, non mangiava i croccantini e non aveva la forza di alzarsi e muoversi. Una visita dal veterinario con un responso negativo: il cane stava bene fisicamente, probabilmente una fase. “Capita anche agli animali di essere annoiati, lo faccia giocare un po’ di più, magari torna l’appetito”.

I giorni passarono e Jack mangiava pochissimo e sempre quasi obbligandolo. Stava sempre rivolto verso la casa dei vicini.
Giorgio è un tipo che, di norma, si fa i fatti propri e non conosceva il suo vicino di casa, ma per l’amore del cane chiese notizie al portalettere, il quale gli raccontò che vi abitava una signorina “zitella”, che lavorava come cassiera in un supermarket. Giorgio chiese ancora: Ha qualche cane o altro animale in casa? Ha mai notato qualcosa di strano?

Il postino rispose che di cani non ne aveva mai visti.
“Mi sembra di aver visto un gatto che non esce mai fuori, se ne sta dietro il davanzale di una finestra che dà sul giardino” precisò.
Giorgio curioso andò alla ricerca della finestra che non aveva mai notato. Effettivamente la finestra c’era ed era con i vetri a giorno. Sul davanzale vi erano dei vasi con fiori gialli.

Fu allora che gli balenò una certa idea che d’apprima pensò fosse assurda, ma poi pensò che ne valeva la pena tentare e scrisse un bigliettino, lo attaccò alla porta della vicina, pregandola di spostare i vasi altrove e che lui personalmente sarebbe andato a spiegarle il motivo.

Tre giorni dopo i vasi furono tolti, Jack si rizzò in piedi e si attaccò alla staccionata. Quando anche Giorgio si avvicinò guardò in direzione della finestra e vide un gatto, che guardava il cane. Era amore in lontananza? Era simpatia fra cane e gatto? Era voglia di avere vicino un altro animale con il quale giocare?

La domenica seguente, vedendo la signora che innaffiava il prato, si avvicinò e chiese il permesso di poter parlare con lei.
La signora che aveva tutt’altro l’aria di un vecchia zitella per quanto fosse bella e curata, ascoltò con attenzione il racconto del vicino.
A Beatrice Tinelli – così si presentò – la cosa sembrò incredibile, disse che il gatto era in realtà una gatta siamese di nome Lady. Di comune accordo vollero mettere alla prova i due animali.
Quando li misero vicini rimasero di stucco. Normalmente cani e gatti che non si conoscono, raramente vanno subito d’accordo; il gatto per difesa attacca e il cane si distanzia abbassando le zampe anteriori per reagire.
La reazione fu completamente diversa. I due animali si avvicinarono, come fossero amici da sempre e si toccarono i musi.
Il cane si accucciò e la gatta cominciò a strofinarsi sul cane facendo le fusa.
Giorgio e la signora erano senza parole: i due animali si amavano, un amore coltivato a distanza in maniera del tutto platonica. Quando furono rimessi i fiori sul davanzale il gatto non poteva guardare il suo innamorato e Jack si ammalò e Beatrice si convinse che era per amore. Vista l’evidenza della cosa si decise che i due avrebbero trascorso molto tempo liberamente quando volevano l’uno nel giardino dell’altra e viceversa. I due vicini, invece, approfittavano per farsi una chiacchierata bevendo del té gustando una una fetta di torta all’ombra del pergolato.

Editing e progetto grafico copertina: Marina Vicario

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