La guerra delle ombre

Sulle spiagge del Cilento si vede di tutto. Gnocche in topless, mamme che allattano, nonne che infarciscono paninozzi ai nipoti con la frittata di patate e donne in calore che si lisciano il pelo sui materassini. Per non parlare dei bambini che, tra una nuotata e l’altra, si prodigano in minzioni acquatiche senza pietà per quei pochi musulmani – assalam aleikom – che si fanno il bagno senza oltrepassare la boa di sicurezza.

Ma niente è più spettacolare della guerra delle ombre che si protrae dal primo pomeriggio fino al crepuscolo, con il culmine intorno alle 18.

Si pagano bei soldini per un ombrellone; non avere l’ombra a portata di mano induce amarezza, poi inquietudine, infine rabbia. Com’è ben noto l’ira ispira la contesa e c’è qualcuno che comincia in sordina con qualche sfogo su Instagram; c’è chi, però, senza mezzi termini rivendica con fermezza uno sprazzo di ombra tutto per sé. Altri che si lamentano e poi si incazzano che l’ombra è a tre metri. I più sfigati ce l’hanno sulla battigia. Così non può andare…

No, è mia l’ombra. Guardi bene… quella sua è là…

Santo il Dio, ma neppure al mare si sta tranquilli? Mi dia la mia ombra e la smetta di proferire sciocchezze. Non siamo su Facebook!

Poi, chiaramente, non ci si mette d’accordo… e mentre la signora dai capelli rossi gonfia l’unicorno al figlio, poco più in là si consuma un’altra discussione, sia pure contenuta nei limiti della ragione umana.

Altro che relax! Senza ombra non c’è pace!

Altro che ferie! A causa dell’allocazione indefinita delle ombre, si rischia il ritorno anticipato in ufficio!

Senta, ingegnere, ho pagato come lei. Ho diritto ad avere anch’io un’ombra.

E ci mancherebbe!

Eh… però qua mi sto abbrustolendo sotto al sole, mentre lei, disteso, si gode l’ombra di mia madre…

Ah, è sua…? Mi sposto subito. Tiri pure il suo telo da questa parte. Non faccia complimenti!

Grazie, lei è gentile.

Azz!

E a pochi passi…

Salve, dottore, mio marito ha male al ginocchio; vorrebbe chiedere se sia possibile scambiare l’ombra sua con la nostra.

Ma si figuri!

In prossimità della postazione dei bagnini intanto scoppia un parapiglia. Proprio non si capisce di chi sia l’ombra mista che cade interamente nella corsia di passaggio… Un passante si fa in quattro per calmare i bagnanti e deve intervenire un agente della guardia costiera per dirimere la lite.

Il bagnino, impotente, si dà alla macchia e una signora, che prima si era spalmata un chilo di crema abbronzante sulle cosce, se la ride, perché lei, l’agognata macchia bidimensionale, ce l’ha sotto i piedi e non rinuncerà per nessuna cosa al mondo alla frescura che ne deriva.

E la vita, la vita,
e la vita l’è bela, l’è bela,
basta avere l’ombrela, l’ombrela
ti ripara la testa,
sembra un giorno di festa.

Improvvisamente un nuvolone si approssima minaccioso sul tratto di spiaggia divenuto un’arena, ponendo fine alla guerra delle ombre on the beach.

ANTONIO DI BARTOLOMEO

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