Un giovane amico da proteggere

a cura di Marina Vicario

Oggi pomeriggio, al telefono, Paolo Ansaldi (ormai noto per i suoi racconti e presto sarà autore di Plurivesum Edizioni) mi ha detto: “Marina, le ho mandato un racconto per la nuova sezione di racconti ON THE BEACH, CHE CAPRIC da pubblicare su Favolandia, il nuovo blog di Pluriversum Edizioni. L’ho scritto velocemente, veda lei come può pubblicarlo”.

Eccolo qua il racconto per voi, finalmente a quattro mani. Paolo Ansaldi ha messo l’idea dall’inizio alla fine, spedendomi una traccia ben articolata, e io l’ho arrichita sviluppandola.
Grazie Paolo per questa bella esprienza, speriamo che venga letto da molti!

Buona lettura!

Il mese di luglio è un mese troppo caldo ed io per ridurre la calura avevo deciso che ogni giorno sarei andato a passarlo, nel primo pomeriggio, in spiaggia.
I primi giorni sono stato nella spiaggia di Tonnarella, bellissima, ma troppo affollata.
Oggi ho deciso di cambiare andando in un altro posto più lontano: a ”Pozzitello”, sicuramente più tranquillo. Alle quindici, io e mia moglie, ci siamo messi in macchina e in meno di 20 minuti siamo arrivati.

Ombrellone, sedie e borsone e ci siamo sistemati in un posto apparentemente più tranquillo. In verità c’era più gente del previsto ma ormai ero là e sono rimasto. Io ho fatto tutto con comodo, mia moglie si è subito immersa perché, oltre a fare caldo, l’acqua era invitante per quanto era pulita e limpida.

Il paesaggio era gradevole: un affascinante panorama, poco distante un gruppo di giovani gocava allegramente con un pallone colorato, una signora a un paio di metri stava ascoltando musica classica con una radiolina e non mi dispiacque, qua e là bagnanti stesi al sole in vena di tintarella.
Sistemato l’ombrellone e la sedia mi dedicai alla lettura di un libro già iniziato a casa la mattina :”Il giardino della vita”, con l’intenzione di gustarmi quel momento di relax letterario.

Avevo letto qualche pagina quando un pallone colpì l’ombrellone facendomi balzare via il libro dalle mani. Mi lamentai fra me e me ma ero stato giovane anch’io e non ci feci troppo caso, tant’è che dissi al ragazzo che venne a prendere il pallone: ”Giovanotto, attento con questo pallone. Cercate di divertirvi ma con educazione”.
Si scusò prese la palla e andò via.
Dieci minuti dopo la palla mi colpì nuovamente, prendendomi violentemente in pieno viso. Riuscii a contenermi, nonostante il forte dolore, e dissi all’altro ragazzo che richiedeva indietro il pallone: “Se succede ancora ve lo prendo e non ve lo ridò più”. Questa volta lo dissi arrabbiandomi e gridando, appoggiandomi la mano sul naso dolorante.

Mi rimisi a leggere quando un ragazzino di 10 o forse 11 anni si avvicinò e mi approcciò con educazione, ma con tono preoccupato: “Signore… Signore, per favore non prenda il pallone, è il mio. Quei ragazzi me lo hanno tolto di mano e hanno detto che me lo avrebbero restituito dopo averci giocato un po’… sono passate due ore, credo…”
Mi fece tenerezza la sua premura a volerli difendere, in fondo stavano solo giocando e gli avevano promesso la restituzione.
“Ragazzo sei solo? Dove sono i tuoi genitori?” gli chiesi per cambiare discorso..
Lui quasi piangente rispose: “Signore, mio padre è dovuto andare in campagna qua vicino, ritornerà a prendermi per le 18. Mi lascia sempre qui tutto il pomeriggio perché ci sono i miei due amichetti Sasà e Michela con le loro mamme, ma oggi non sono arrivati e mi sono ritrovato solo.
Lo feci sedere vicino a me mentre io mi diressi verso i ragazzi, con calma presi il pallone appena ne ebbi l’occasione, allo scopo di non restituirlo più . I ragazzi, quasi in coro protestarno: “Il pallone! Ci ci ridia il pallone!”.
Mi avvicinai e dissi: “Perché il pallone è vostro? Vi sembra il caso di prendere il pallone ad un ragazzino spaesato e indifeso? Ringraziate Dio che la cosa finisca così e vergognatevi del vostro comportamento”.

Restituii il pallone al ragazzo dicendogli: “Rimani qua con noi e quando viene tuo padre non diremo nulla e domani se tornerai qui, giocherò un po’ con te, sempre se non ci saranno i tuoi amici”.

Io andai a fare un bagno e poi ritornai ad asciugarmi . I ragazzi erano andati via sia perché rimproverati, sia per la brutta azione che avevano commessa.

Ora il ragazzino giocava da solo, tranquillo, facendo muovere lentamente il pallone senza disturbare nessuno. Mi sorrideva con gli occhi e io ricambiai lo sguardo per rassicurarlo ed continuai a leggere il libro, poi poco dopo, iniziammo a parlare insieme.

Seppi che Nicola, questo era il suo nome, amava leggere i fumetti di suo padre – ho l’intera collezione di Tex Willer! – esclamò ad un certo punto, tutto contento.
Da grande avrebbe fatto il veterinario e che si stava preparando prendendo buoni voti – quest’anno sono uscito con 10 in tutte le materie e mio padre mi ha comprato una bicicletta nuova! –
Lo ascoltai con piacere a lungo, non nominò mai la madre, ma non chiesi nulla.
Poi si ammutolì. Forse era stanco e si mise a guardare l’orizzonte. Pensai che quel ragazzino così compito stava crescendo bene e speravo nel suo futuro più raggiante.

“Nico’! Nico’!” – era arrivato il papà del mio nuovo amico, si congedò ringraziando con educazione e mi diede appuntamento per il pomeriggio successivo, per offrire un ghiacciolo a me e mia moglie (nonostante avesse dormito tutto il tempo).

Non feci in tempo a rispondere che lui correva veloce verso il padre per tuffarsi tra le sue braccia. L’uomo lo stringeva forte scarmigliandogli i capelli affettuosamente con una mano. Quel fermo immagine mi colpì nel cuore. La tenerezza di quel giovane padre e la felicità del bambino nell’abbracciarlo saranno uno di quei ricordi che mi porterò nel cuore.

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